Additivi alimentari a rischio cuore: la Francia lancia l’allarme

Un grande studio francese ha riscontrato che molti additivi comunemente usati dall’industria alimentare si associano a un maggior rischio di sviluppare ipertensione e malattie cardiovascolari, come angina, ictus, infarto miocardico. Il problema è che questi additivi sono tuttora considerati sicuri dalla regolamentazione vigente. Secondo i ricercatori francesi, invece, potrebbero non esserlo affatto. Si tratta di uno studio dell’INSERM, celebre istituzione francese dedicata alla ricerca medica, pubblicato sul giornale ufficiale della Società Europea di Cardiologia (ESC), due fonti altamente autorevoli. 

cibi processati

Quali additivi conservanti
Sono 17 gli additivi o conservanti attenzionati dai ricercatori d’Oltralpe. Appartengono a due categorie: additivi non-antiossidanti, usati per scongiurare la crescita di microrganismi potenzialmente pericolosi per la salute, e gli antiossidanti che, bloccando l’ossidazione, impediscono che gli alimenti assumano un colore brunastro o divengano rancidi. Tra i 17 additivi, ben 8 appaiono collegati a un aumento dei valori della pressione arteriosa. Nome e cognome: sorbato di potassio (E202), metabisolfito di potassio (E224), nitrito di sodio (E250), acido ascorbico (E300), ascorbato di sodio (E301), eritorbato di sodio (E316), acido citrico (E330) ed estratti di rosmarino (E392). In più, l'acido ascorbico (E300) è stato collegato alle malattie cardiovascolari.

Molto meglio alimenti non processati
I ricercatori francesi non nascondono che serve approfondire il tema con ulteriori ricerche ma, nello stesso tempo, affermano che per prevenire l’ipertensione e le malattie cardiovascolari è preferibile scegliere cibi freschi e poco processati: più frutta, verdura, legumi ma acquistati sul banco ortofrutta così come per il pesce (meglio fresco) limitando contemporaneamente il consumo di carni e di sale. I nostri risultati, scrivono, “hanno importanti implicazioni per la salute pubblica poiché i consumatori sono esposti a tali composti attraverso migliaia di alimenti e bevande”. Da qui l’espresso richiamo alle autorità sanitarie (EFSA in Europa, FDA in America) di rivalutare i rischi e i benefici per una maggiore protezione dei consumatori.

Motivi da indagare
Non è ancora chiaro perché gli additivi abbiano questi effetti negativi. L’INSERM sta procedendo ad altri approfondimenti per valutare come queste sostanze impattino sull’infiammazione, lo stress ossidativo, il profilo metabolico e anche sulla composizione del microbiota intestinale.

Come si è svolto lo studio
L’indagine INSERM si è avvalsa dei dati raccolti dalla ricerca NutriNet-Santé appositamente disegnata per capire meglio come la dieta influisca sulle malattie croniche, come quelle cardiovascolari, o sul rischio cancro. Sono stati analizzati i dati di 112mila persone seguite per un periodo mediano di circa 8 anni. Alcune persone hanno sviluppato ipertensione o malattie cardiovascolari e, conoscendo le loro abitudini alimentari, è stato possibile osservare quanto il consumo di additivi presenti nei cibi processati impattino sui rischi. È emerso che chi assume la maggiore quota di conservanti non-antiossidanti è esposto a un aumento del rischio di ipertensione del 29% e di malattia cardiovascolare del 16%. Gli additivi antiossidanti invece aumentano il rischio di ipertensione (22%).


Riferimenti