Ci sentiamo sani. I dati dicono altro
Oltre 27.000 cittadini coinvolti, più di 1.000 variabili raccolte per ciascun partecipante, due
milioni di messaggi educazionali personalizzati inviati tramite App: sono i numeri, ragguardevoli, che definiscono la dimensione di CV Prevital, il progetto nazionale di prevenzione cardiovascolare illustrato al Senato da Roberta Baetta, project manager dello studio, nell’ambito di un incontro in cui si è parlato, tra l’altro, di strategie di prevenzione cardiovascolare in Italia e in Europa.
Il progetto
CV Prevital nasce da un mandato del Parlamento che ha affidato alla Rete Cardiologica IRCCS la valutazione della fattibilità e dell’efficacia di modelli di prevenzione primaria basati su
tecnologie digitali.
Obiettivo: produrre evidenze utili al decisore pubblico. Al progetto hanno partecipato 14 IRCCSassociati alla Rete che hanno operato in modo coordinato su scala nazionale.
Come ha spiegato Baetta, ricercatrice all’IRCCS Centro Cardiologico Monzino, associato alla Rete,lo studio clinico – multicentrico, prospettico, randomizzato e controllato – ha coinvolto oltre 27.000 cittadini a partire dai 45 anni di età, privi di una storia nota di malattia cardiovascolare, con una partecipazione femminile superiore al 50%.
La piattaforma mobile health
I partecipanti sono stati assegnati a due gruppi: uno seguito secondo la buona pratica clinica
usuale e l’altro destinatario di un intervento digitale personalizzato attraverso una piattaforma dimobile Health.
L’infrastruttura sviluppata ha consentito la raccolta strutturata di oltre 1.000 variabili per ciascun soggetto, includendo:
- dati clinici
- parametri demografici
- abitudini di vita
- fattori psico-comportamentali
La piattaforma ha inoltre reso possibile una comunicazione continuativa e bidirezionale con i
cittadini, con l’invio di oltre 2 milioni di messaggi educazionali e motivazionali personalizzati e la raccolta diretta di informazioni inserite dai partecipanti.
Rischio sottostimato
I dati basali hanno restituito un quadro di rischio ampiamente sottostimato. In una popolazione che si percepiva sana, più della metà dei soggetti con ipercolesterolemia non era consapevole della propria condizione o non risultava adeguatamente trattata.
Per l’ipertensione, circa il 13% dei partecipanti non sapeva di esserne affetto o non riceveva
un trattamento appropriato.
I disturbi del sonno sono stati riscontrati in circa il 50% dei soggetti, nella quasi totalità dei
casi senza alcuna presa in carico terapeutica.
I numeri dimostrano che il rischio cardiovascolare può essere significativo anche in assenza di diagnosi intervenire precocemente sui determinanti modificabili consente di anticipare la malattia e ridurre eventi evitabili.
Roberta Baetta, ricercatrice all’IRCCS Centro Cardiologico Monzino e project manager dello
studio CV Prevital
L’esperienza ha dimostrato la concreta realizzabilità di un modello di prevenzione su larga scala,
capace di integrare centri di eccellenza, assistenza primaria e strumenti digitali in un’unica
architettura organizzativa. «
Con CV Prevital abbiamo dimostrato che una prevenzione strutturata, fondata sui dati e integrata con il territorio, è concretamente realizzabile su scala nazionale – spiega il Presidente della Rete Cardiologica IRCCS, Lorenzo Menicanti –. Il passo successivo è consolidare questo modello perché diventi parte ordinaria dell’organizzazione sanitaria. La sostenibilità del sistema – ha aggiunto – passa anche dalla capacità di anticipare il rischio, non solo di trattare la malattia».
Hanno contribuito al gruppo di studio i seguenti IRCCS associati alla Rete: Centro Cardiologico
Monzino – Istituto Auxologico Italiano – Istituto Clinico Humanitas – Istituto di Ricerche
Farmacologiche Mario Negri – MultiMedica – Neuromed – Policlinico San Donato – ICS Maugeri – ISMETT – Fondazione Policlinico San Martino – Fondazione Ca’ Granda – Fondazione Policlinico Gemelli – Fondazione Policlinico San Matteo – Ospedale San Raffaele.