Cibi ultra-processati e qualità della dieta
16/01/26
Non solo “cibo spazzatura” come patatine, snack, merendine e bevande zuccherate. Ogni giorno nei carrelli della spesa entra una categoria di prodotti che mette a rischio la salute in modo silenzioso: gli alimenti ultra-processati (UPF), anche detti ultra lavorati o ultra elaborati, in cui il prefisso “ultra” racconta il significato. Si tratta di preparazioni industriali in cui le materie prime sono scomposte e ricombinate, ricche di additivi, coloranti, emulsionanti, stabilizzanti. In alcuni Paesi occidentali questi prodotti rappresentano fino al 50-60% dell'apporto calorico giornaliero.
UPF, qual è il problema?
Gli alimenti ultra-processati – definiti dalla classificazione NOVA come “formulazioni industriali con cinque o più ingredienti, contenenti sostanze raramente utilizzate nella cucina domestica” – non rappresentano solo un problema di eccesso di zuccheri, grassi e sale, ma sono una fonte importante di additivi alimentari, come coloranti, conservanti, antiossidanti, anti-agglomeranti, esaltatori di sapidità ed edulcoranti il cui fine principale non è migliorare le proprietà nutrizionali degli alimenti ma piuttosto quello di esaltarne il sapore, l'aspetto e anche la durata.
Senza allarmismi, va però detto che le più recenti evidenze scientifiche associano gli UPF a un incremento del 12-18% di patologie cardiovascolari. Anche consumi apparentemente modesti come 100 grammi al giorno risultano collegati a un aumento di ipertensione, malattie cardiache e mortalità generale. Questo quanto è dichiarato dall’Intergruppo Parlamentare Stili di Vita e Riduzione del Rischio, in un convegno che si è tenuto lo scorso 18 dicembre a Roma.
La situazione in Italia
Intanto, si sottolinea che in Italia il consumo di UPF non raggiunge i livelli riscontrati in altri Paesi nell’alimentazione quotidiana. In Italia, gli alimenti ultra-processati rappresentano attualmente il 20% delle calorie consumate ogni giorno, una percentuale significativamente inferiore rispetto ad altri Paesi occidentali (negli Stati Uniti è vicina al 60%). Tuttavia, questo dato non deve indurre a sottovalutare il problema: il consumo è in costante crescita, un trend particolarmente allarmante nelle fasce pediatriche e giovanili.
I limiti della processazione
“Perché i cibi pronti costano meno dei singoli ingredienti se hanno alle spalle un processo industriale?”, si domanda Johann Rossi Mason, direttrice del MOHRE (un’organizzazione nata per promuovere “ strategie attuabili in tutti gli ambiti medici in cui ci siano danni e morti evitabili”): “In questi cibi non ci sono materie prime di qualità, ma surrogati; la lavorazione elimina nutrienti essenziali e sapore che sono aggiunti con sostanze chimiche per dare forma, sapore, stabilità e allungare a dismisura la vita sugli scaffali (shelf-life)”. Non sempre la processazione è una cosa negativa – nota Francesco Sofi, Dirigente medico presso la Nutrizione Clinica (già Agenzia Nutrizione) dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze – si tratta di un processo di trasformazione che viene svolto anche a livello domestico per cercare di mantenere più a lungo un prodotto, per mantenerne la commestibilità anche in giorni successivi all’acquisto. “Bisogna quindi capire quale è il livello di trasformazione accettabile per poter ottenere un prodotto salutare”.
Lo studio Moli-sani
Lo studio Moli-sani, condotto nella regione Molise su oltre 24mila partecipanti e attualmente in corso presso l’IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia), ha confermato che anche nella popolazione mediterranea, tradizionalmente protetta da pattern alimentari più salutari, il consumo di UPF è associato agli stessi rischi documentati a livello internazionale. I dati sono stati confermati dalla recente serie di Lancet “Ultra Processed Food and Human Health”, presentata lo scorso novembre a Londra”, spiega la dottoressa Marialaura Bonaccio dell’Unità di Ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli. “L’esposizione a un modello alimentare caratterizzato dalla presenza importante di alimenti UPF degrada la qualità della dieta. Nelle famiglie che consumano regolarmente questi alimenti altamente processati si osservano quantità inferiori di frutta, verdura, cereali integrali, fibre e grassi vegetali. E gli studi sono concordi nel collegare il consumo di UPF ad almeno 32 malattie croniche”. Tra cui quelle cardiovascolari e il diabete.
Dieta e stili di vita
Sana alimentazione significa porre attenzione agli stili di vita. “Stile di vita – spiega Fabio Beatrice, Direttore Scientifico MOHRE, Primario Emerito Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e direttore del Board Scientifico MOHRE – è qualcosa che non riguarda solo l’alimentazione ma è il tempo che noi dedichiamo alla nostra salute. In che modo? Utilizzando al meglio il nostro organismo, quindi muovendoci maggiormente, non solo consumando cibi più corretti per le nostre basi biologiche di esseri umani, ma anche evitando eccessi come il consumo alcolico, cronico o in forma acuta molto importante, soprattutto stando lontani dal fumo combusto”.
Riferimenti
- Askanews. Alimenti ultra-processati, la sfida della sanità pubblica nel piatto. https://askanews.it/2025/12/18/alimenti-ultraprocessati-la-sfida-della-sanita-pubblica-nel-piatto/
- FAO, Ultra-processed foods, diet quality, and health using the NOVA classification system. https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/5277b379-0acb-4d97-a6a3-602774104629/content
- Intergruppo parlamentare, Stili di vita e riduzione del rischio. Alimenti ultraprocessati: la sfida della sanità pubblica nel piatto. Comunicato stampa, 17 dicembre 2025.
- Mohre, Medical Observatory on Harm REduction. https://mohre.it/alimenti-ultraprocessati-la-sfida-della-sanita-pubblica-nel-piatto/
- Neuromed. Studio Moli-sani. https://www.moli-sani.org/
- Monteiro CA et al. Ultra-processed foods and human health: the main thesis and the evidence. Lancet 2025 Dec 6;406(10520):2667-2684