Malattie cardiovascolari: rischio in aumento tra le donne
Negli Stati Uniti, entro il 2050, le malattie cardiovascolari potrebbero colpire una quota sempre più ampia della popolazione femminile. Lo rivela un recente documento dell’American Heart Association (AHA), secondo il quale nei prossimi anni le malattie cardiovascolari (incluso l’ictus) cresceranno complessivamente dal 10,7% al 14,4%. In particolare la cardiopatia coronarica passerà dal 6,85% all’8,21%, l’insufficienza cardiaca dal 2,45% al 3,60%, l’ictus dal 4,14% al 6,74% e la fibrillazione atriale dall’1,58% al 2,31%.
Secondo le stime dei ricercatori, assisteremo – almeno negli USA – a una crescita significativa di molti principali fattori di rischio.
Ad esempio nel 2050 tra le donne adulte la prevalenza dell’ipertensione è prevista in aumento dal 48,6% nel 2020 al 59%, il diabete dal 15% al 25% e l’obesità dal 44% a oltre il 61%. In crescita anche l’abitudine a dormire troppo poco. Viene data in riduzione, invece, l’ipercolesterolemia (prevista in discesa dal 42% al 22%), il fumo, l’alimentazione non adeguata e l’attività fisica insufficiente.
Secondo gli esperti, una parte di questa crescita è legata all’invecchiamento della popolazione, ma non solo. Sebbene si prevedano miglioramenti in alcuni comportamenti (come la riduzione del fumo), i ricercatori evidenziano tendenze peggiorative in altri fattori chiave della "Life’s Essential 8", come l'insufficiente attività fisica e l'alimentazione non equilibrata che contribuiscono a modificare precocemente il profilo di rischio.
Rischi sempre più precoci
Un dato particolarmente preoccupante, infatti, è che le donne più giovani (20-44 anni) mostreranno i maggiori incrementi nella diffusione di ipertensione e diabete nei prossimi decenni sebbene attualmente presentino la prevalenza più bassa. Fattori come l'obesità infantile (prevista in crescita tra le ragazze) e lo sviluppo di rischi durante la pubertà o la gravidanza contribuiscono a modificare il profilo di rischio molto presto nel corso della vita.
Tra bambine e ragazze di età compresa tra i 2 e i 19 anni, ad esempio, l’obesità è stimata in aumento dal 19,6% al 32%.
La coesistenza di più condizioni – come ipertensione, obesità e alterazioni metaboliche – aumenta in modo significativo la probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare nel corso della vita. I ricercatori sottolineano come la crescita delle patologie cardiovascolari, come l’insufficienza cardiaca, sia alimentata dall’impatto combinato di più fattori di rischio, tra cui diabete, ipertensione e obesità.
In questo contesto assume un ruolo crescente il concetto di salute “cardio-rene-metabolica”, che analizza l’interazione tra queste condizioni – inclusa la malattia renale – e il loro effetto sinergico nell’accelerare la progressione verso patologie cardiovascolari anche gravi.
Un ulteriore elemento evidenziato dal documento AHA riguarda le disuguaglianze: il rischio non è distribuito in modo uniforme, ma tende a essere più elevato in specifici gruppi della popolazione, in relazione a fattori socio-economici, accesso alle cure e livello di istruzione sanitaria. In particolare la maggior parte delle tendebnze negative saranno più marcate tra le donne e le ragazze che si identificano come indiane d'America/native dell'Alaska o multirazziali, nere o ispaniche. Questo rende ancora più complessa la gestione futura delle patologie cardiovascolari e rafforza la necessità di strategie di prevenzione mirate.
La situazione in Italia
Il tema è particolarmente rilevante anche in Italia, dove le malattie del sistema cardiovascolare rappresentano ancora oggi una delle principali cause di morte. Secondo i dati ISTAT, sono responsabili di quasi il 31% di tutti i decessi (circa 217.000 all’anno), con un impatto particolarmente elevato nella popolazione più anziana. Per le donne l'impatto è ancora superiore, raggiungendo il 34,5% dei decessi totali.
Nonostante ciò, la percezione del rischio cardiovascolare resta spesso limitata, soprattutto nelle persone apparentemente sane: secondo una campagna di sensibilizzazione e screening promossa da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma, il 61,9% delle donne teme maggiormente il tumore al seno, mentre solo il 23,8% considera le malattie cardiovascolari la minaccia principale. Molti fattori di rischio, peraltro, possono rimanere silenti per anni e manifestarsi solo quando la malattia è già in fase avanzata. Questo rende fondamentale non solo migliorare l’accesso agli screening e ai controlli, ma anche rafforzare la consapevolezza individuale. Lo screening (effettuato su quasi 2.400 donne) ha rivelato che il 37,4% delle partecipanti (apparentemente sane o già in controllo) presentava anomalie all'ECG. Inoltre, tra le donne già in terapia per l'ipertensione, ben il 29,3% mostrava valori pressori ancora elevati, segno di una condizione non ben controllata e potenzialmente silente.
La sfida della prevenzione, quindi, si gioca sempre più sulla capacità di identificare precocemente le persone a rischio e di intervenire in modo personalizzato. Approcci basati su una valutazione più precisa del rischio individuale possono contribuire a orientare meglio gli interventi, aumentando l’efficacia delle strategie preventive e riducendo il carico complessivo delle malattie cardiovascolari.
Riferimenti
- Circulation. 2026; Forecasting the Burden of Cardiovascular Disease and Stroke in Women in the United States Through 2050: A Scientific Statement From the American Heart Association. 153:e00–e00. DOI: 10.1161/CIR.0000000000001406#
- American Heart Association, 2026 Heart Disease & Stroke Statistics Update Fact Sheet
- Females & Cardiovascular Diseases in the United StatesCuore in farmacia - Prevenzione cardiovascolare e screening al femminile; edizione 2025. Cittadinanzattiva e Federfarma.