Un adulto su tre non controlla la pressione: il richiamo dell’OCSE
Da più parti si lamenta il fatto che non controlliamo regolarmente i nostri fattori di rischio cardiovascolare. L’ultimo allarme arriva dall’OCSE (l’Organizzazione mondiale per la cooperazione e lo sviluppo economico): solo il 66% degli adulti tra 25 e 64 anni d’età ha misurato la pressione arteriosa durante l’anno precedente. In troppi, inoltre, sottovalutano l’importanza della misurazione della colesterolemia o della glicemia. A ignorare i controlli sono soprattutto gli uomini, ma il divario con le donne tende a ridursi con l’avanzare dell’età.
La scienza detta la linea della prevenzione
Vale la pena ricordare che questi semplici esami sono fondamentali per la prevenzione cardiovascolare: se i valori dell’esame indicano un rischio si possono tranquillamente adottare le necessarie contromisure. Si tratta di interventi sostenuti da solide evidenze scientifiche.
La proposta OCSE per individuare chi rischia di più
Per affrontare queste carenze, l’OCSE ha deciso di pubblicare un documento che invita ad aumentare i controlli e a migliorare le possibilità di accesso, soprattutto nelle popolazioni considerate ad alto rischio cardiovascolare. La comunicazione si rivolge ai responsabili delle politiche sanitarie, indicando anche le categorie di persone sulle quali concentrare maggiormente l’attenzione: principalmente i fumatori, gli ipertesi, i diabetici o le persone con una malattia renale cronica, obesità, colesterolemia elevata o con famigliari che hanno sofferto di malattie CV premature. E poi scarsa attività fisica, alimentazione scorretta, abuso di alcol. Anche la Società Europea di Cardiologia non ha dubbi e raccomanda controlli cardiometabolici per individuare precocemente il rischio persino negli under-35, per gli adulti dai 35 ai 65 anni, fino agli over-65.
Le conseguenze socio-economiche
Può apparire anomalo che l’OCSE, che istituzionalmente si occupa di sviluppo e cooperazione economica, affronti un tema medico. Uno dei motivi principali è che le ripercussioni di queste malattie dal punto di vita socio-economico sono pesantissime: in Unione Europea, ad esempio, le malattie cardiovascolari sono responsabili di un terzo dei decessi, colpiscono circa 62 milioni di persone e generano costi annuali superiori a 282 miliardi di euro. Spese dovute anche alle cure mediche, agli accessi in pronto soccorso, alle ospedalizzazioni, alla riabilitazione o all’impossibilità di continuare a lavorare per alcuni pazienti (cioè perdita del reddito). A complicare il quadro è anche la presenza di più malattie contemporaneamente, una condizione frequente soprattutto tra gli anziani. Inoltre, le persone in condizioni socioeconomiche svantaggiate o con livelli di istruzione più bassi sono maggiormente esposte al rischio cardiovascolare. Per questo servono programmi strutturati di controllo, più accessibili ed equi, accompagnati da una maggiore sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione.
Riferimenti
- OECD, Policy Brief (agosto 2026): Strengthening health checks for the prevention and management of cardiovascular disease. https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/08/95c9ccdb-en.pdf
- ESC (2026), Recommendations for EU-wide cardiometabolic health checks,
https://www.escardio.org/news/news-room/recommendations-for-eu-wide-cardiometabolic-health-checks/