Il canto fa bene al cuore

Diverse ricerche attestano gli effetti positivi del canto, da soli o in gruppo, per la salute cardiovascolare e anche per le mamme, potenzialmente alle prese con la depressione post-partum.

Il canto può essere considerato un’attività fisica in grado di regolare il sistema cardiaco autonomico (simpatico e parasimpatico) e di conseguenza la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la performance della circolazione sanguigna. Non solo: l’atto di cantare riduce il cortisolo, l’ormone dello stress. Tutti fattori coinvolti nel buon funzionamento cardiovascolare e nella riduzione del rischio.

Vediamo più nel dettaglio che cosa dicono le ricerche. 

Coro
  • Cantare anche solo per 14 minuti migliora la variabilità della frequenza cardiaca
    Un dato che si acquisisce facilmente eseguendo un elettrocardiogramma. Secondo le ricerche, il valore della misurazione della frequenza cardiaca (HRV) è un potente predittore di successive malattie e mortalità per cause cardiovascolari. In pratica, HRV riflette l’attività del sistema nervoso autonomico. I benefici del canto su HRV sono stati segnalati dai cardiologi del Medical College of Wisconsin, Milwaukee (1, 2). In un altro studio dello stesso centro medico statunitense si rileva che i cambiamenti di HRV appaiono simili a quelli registrati dopo un’attività fisica leggera (3).
     
  • Miglioramenti della funzione endoteliale. Le cellule che rivestono i vasi (endotelio) rilasciano ossido nitrico che ha un effetto vasodilatatorio (antipertensivo) e anti-trombotico contrastando anche il processo di aterosclerosi. A volte incorriamo nella disfunzione endoteliale, precursore precoce e segno di malattia cardiovascolare. Ebbene, un’indagine segnala che il canto, migliora la funzione endoteliale dei piccoli vasi nelle persone più anziane (3).
     
  • Riduce i livelli di ormone dello stress. Cantare come “stress reliever” come dicono gli anglosassoni, poiché abbassa il cortisolo4. Al riguardo conosciamo quanto lo stress sia deleterio. Lo affermano anche le linee guida della Società Europea di Cardiologia: “Lo stress psicosociale – affermano – è associato con lo sviluppo e la progressione di malattia cardiovascolare aterosclerotica, indipendentemente dai fattori di rischio convenzionali (es. ipertensione o ipercolesterolemia, ndr) e dal sesso” (5). Cantare in gruppo, magari in un coro, potrebbe ottimizzare il beneficio contrastando la solitudine e l’isolamento sociale, ulteriore fonte di stress, e aumentando l’autostima.

È ancora presto per affermare che il canto sia uno strumento di prevenzione cardiovascolare. Gli studi hanno valutato poche persone e per un periodo di tempo limitato ma quanto basta per destare l’interesse della comunità cardiologica che continua a indagare. Anche perché questa pratica sembra utile per altre problematiche di salute come la depressione post-partum. È noto che diversi studi hanno dimostrato che, non solo la depressione
clinicamente accertata, ma anche i soli sintomi comportano un aumentato rischio di malattia coronarica in soggetti sani e rappresentano un fattore prognostico negativo nei pazienti con malattia coronarica, in cui peraltro è molto frequente.

Canto per la depressione delle mamme
La depressione post-partum è una condizione che colpisce una donna su dieci nell’arco dei 12 mesi successivi al parto e può avere conseguenze importanti sia per la mamma, sia per il bambino. Uno studio del King’s College di Londra, tra gli altri, suggerisce che 10 settimane di canto in gruppo hanno effetti di lunga durata sui sintomi di questa forma di depressione6. 
Si ipotizza che l’effetto terapeutico derivi dalla riduzione dell’ormone dello stress, dall’aumento di ossitocina (in ambito popolare denominata “ormone dell’amore”), dal miglioramento del senso di competenza nel prendersi cura del proprio bambino e dalla formazione del legame tra madre e figlio/a (6). In Italia si è interessato l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) promuovendo il progetto “Musica e maternità” e formando gruppi di canto tra neomamme (7).

 


Riferimenti